![]() Trento, 10 febbraio 2009 Ieri, 17 anni dopo la sua volontà, quella dei suoi cari e quella della natura, Eluana ha lasciato questo mondo. Pace alla sua anima. Questa tragica vicenda privata, diventata incredibilmente troppo pubblica, mi ha lasciato molte preoccupazioni: come persona, come cittadino italiano e come padre. Sono convinto che un argomento così delicato, così doloroso, così intimamente privato, non possa, anzi non debba, essere oggetto di commenti, giudizi o, ancor peggio, disposizioni o imposizioni, da parte di chicchessia. Penso che in un paese civile, in casi come questo, ognuno dovrebbe essere libero di scegliere secondo la propria coscienza e i propri valori e tutti gli altri dovrebbero rispettarne la decisone, anche se differente dalla propria. Questo è un argomento dove non ci sono risposte giuste o sbagliate, ogni scelta va solo accettata: senza commenti, senza condizioni. E’ del tutto evidente che, dopo l’incidente, Eluana non era in grado di esplicitare la sua decisione, ed allora chi meglio dei familiari più stretti, dei suoi genitori, potevano decidere per Lei? Genitori, che per di più, non hanno fatto altro che cercare di portare a compimento una volontà da lei chiaramente espressa quando fu nella facoltà di farlo. Mi pongo una domanda come cittadino: può uno Stato - invadente ed arrogante - pensare di sostituirsi alla libera scelta di una persona o all’amore di un padre in una decisione come questa? Non so a che risvolti potrà portare in futuro questa triste vicenda, ma di sicuro, per il mio modo di pensare, di vivere e di essere voglio che tutti quelli che mi conoscono sappiano che nello sventurato caso che mi dovessi trovare in condizioni simili a quella di Eluana, chiedo, anzi pretendo, di avere il sacrosanto diritto di morire. La legge della natura è la sola che riconosco in questa materia. ![]() |